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Intelligenza artificiale e creatività

Grazie allo sviluppo dell’intelligenza artificiale, saremo davvero sostituiti dalle macchine?  I computer governeranno il mondo? Queste le domande più frequenti al Creativity day 2017, una giornata di formazione sul mondo del digitale.

Uno degli interventi più interessanti è stato quello di Marco Calzolari filosofo per formazione, informatico per vocazione – che ha aperto i seminari con un excursus dal titolo L’intelligenza non riproducibile.

Partendo da Einstein e dall’innovazione delle sue formule fisiche, racconta come il genio si immergesse completamente nei suoi studi e fosse particolarmente produttivo quando più si divertiva. Definiva la creatività come l’intelligenza che si diverte.  Non sorprende che in seguito le ricerche sull’apprendimento abbiano dimostrato la correttezza dell’intuizione: la passione, la completa immersione in un progetto e persino qualche risata aiutano a imparare meglio e più in fretta di evidenziatori e flashcard.

La creatività è quel mondo immaginario tipico dei bambini che hanno davanti il possibile e l’impossibile e iniziano un gioco con la frase Facciamo che …. In quel momento tutto è possibile e la probabilità di scoprire qualcosa di nuovo è maggiore.

Sempre Einstein diceva che la creatività è più importante della conoscenza. La conoscenza è limitata, mentre la creatività abbraccia il mondo stimolando il progresso e dando impulso al futuro.

Dopo questa premessa, Calzolari approda al tema dell’intervento: lo strapotere dell’intelligenza artificiale. E’ appena uscito nelle sale Blade Runner 2049. Il film è un must anche per chi nel 1982 non c’era ancora. L’infallibilità del digitale, che sta via via sostituendo le funzioni svolte dal genere umano affascina e spaventa. E la domanda sorge spontanea: se noi umani non servissimo più? Banalizzando, il timore è che le macchine stiano cospirando contro di noi e noi non ce ne accorgiamo perché non capiamo il loro linguaggio… In realtà le macchine non compiono ragionamenti semantici. Non sono coscienti nel loro agire.

Il 10 febbraio 1996 a Filadelfia il computer scacchistico IBM Deep Blue vinse una partita contro Garry Kasparov, il Campione del mondo di scacchi. Fu un evento epocale.
Deep Blue vinse la prima partita, ma Kasparov rovesciò il risultato nelle seguenti cinque partite (tre vinte e due patte) vincendo così il match. Lo batté cambiando tattica ad ogni partita. Il calcolatore rimaneva spiazzato, non potendo adeguare la programmazione. Vinse grazie a creatività, ingegno e singolarità.

Stiamo vivendo un’era definita “di singolarità tecnologica”. Un momento dello sviluppo di una civiltà, in cui il progresso accelera oltre la capacità di comprendere e prevedere degli esseri umani.  Pensiamo alle chatbot, soppresse da Facebook, perché “inventavano” conversazioni con contenuti politici o razziali non “politically correct”. Cerchiamo di avere un approccio etico alla tecnologia. La bambola Hello Barbie dialoga con bambine e ragazzine appiccicando pezzi di dialoghi fuori contesto, trovati su internet. Siamo sicuri che vogliamo far educare i nostri giovani da una chatbot?

La sfida, quindi, è anche etica.
In realtà il futuro sta in chi dialoga con la tecnologia ed è creativo. Pasquale Diaferia, nel suo intervento, insiste sul valore delle idee e sull’insostituibilità dell’intelligenza umana. Un esempio fra tutti. L’operazione Next Rembrandt: la creazione oggi di un dipinto attribuibile a Rembrandt – con tanto di pennellata riprodotta in stampa 3D – creato da un calcolatoche che ha analizzato tutti i dipinti del maestro e ne ha quindi riprodotto uno nuovo.

Ma riflettiamo bene… il comuper ha velocizzato le analisi, la stampante 3D ha facilitato la riproduzione, ma l’idea – vero valore del progetto – l’ha pensata un uomo, o meglio un team multidisciplinare, vera fucina delle idee di domani.

 

Susanna Conte

 

3 novembre 2017

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