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Innovazione e multisensorialità

Alessandro Garofalo fisico e consulente d’innovazione lavora a fianco alle aziende con multisensorialità e interdisciplinarietà per studiare nuovi prodotti.
Il suo metodo si basa sulla rottura degli schemi mentali di riferimento ed i relativi paradigmi, utilizzando tecniche creative in funzione della tematica da sviluppare e delle persone da coinvolgere. Lo abbiamo intervistato per conoscere il suo punto di vista sull’empatia degli spazi e più in generale sull’apporto percettivo dei cinque sensi.

Il mio lavoro – comincia Garofalo – è favorire l’innovazione di prodotto e uno degli strumenti che utilizzo con i clienti è la costruzione di mappe mentali composte da immagini fantasiose e colorate, per stimolare l’emisfero cerebrale destro, le cui funzioni supportano creatività, memoria e immaginazione. Oggi, oltre al colore e alla fantasia, aggiungiamo nelle mappe il profumo, il gusto e il suono, perché la multisensorialità è d’obbligo. Facendo un esempio, durante un focus group sulle percezioni dell’assegno come metodo di pagamento, la maggior parte degli addetti della banca e degli utenti evoca come odore la puzza di bruciato, con un’associazione automatica alla contraffazione e alla scarsa sicurezza. Se l’immagine sono le fiamme e la distruzione che ne consegue, il lavoro dell’innovazione sta nel trovare – come prodotto innovativo – l’estintore per sedare l’incendio: un chip che collega l’assegno al conto in banca, un’impronta digitale come firma, un ologramma personalizzato….

L’olfatto per me è un senso importante e stimolo sempre l’associazione ai profumi. Ho capito l’apporto fondamentale dei cinque sensi nella cucina di Ferran Adria dove mi sono trovato a lavorare per Lavazza, inebriato da profumi e sapori come il topolino del cartoon Ratatouille, che assaggiava la fragola poi il formaggio e poi trovava delizia con fragola e formaggio insieme.

Chi si occupa d’innovazione ha tre strade:

– cambiare il paradigma, come ha fatto il Cirque du soleil, che ha reinventato il circo, togliendo gli animali ma utilizzando lo stesso format onirico e fantastico con ballerini e acrobati.

– usare il paradosso, contraddicendo l’opinione comune o l’esperienza quotidiana e riuscendo a sorprendere e ad andare oltre le strade già tracciate.

– imparare a percepire lo spazio circostante con tutti i sensi, con un approccio multisensoriale: Mi è successo in Technogym quando per lo studio della linea Kinesis. Abbiamo trasformato una macchina per allenamento in un oggetto di design bello da vedere e da toccare, che è diventato uno status symbol.

Una cosa è certa. Chi ha la capacità di ascoltare le spazio con tutti i sensi ha una maggiore possibilità di essere innovativo. Per fare un esempio citerei le sono piastrelle silenziose di Momo design, che, grazie ad una composto ceramico poroso, attutiscono il rumore dei passi e rendono un pavimento fonoassorbente. Un prodotto che non c’era e che viene incontro a un’esigenza precisa, che coinvolge più sensi.

L’approccio multisensoriale è una delle chiavi creative di Leonardo da Vinci, mia grande passione. Il grande Maestro lo definisce “la forza della sensazione” mentre chiama i sensi “i Ministri dell’anima”. Per Leonardo la vista veniva al primo posto, forse perché l’osservazione attiva era il suo modo di capire i meccanismi della natura e trasformarli in progetto. Non dimentichiamo che, non essendoci la fotografia, il fermo immagine era appannaggio di chi sapeva disegnare e chi meglio di Leonardo…..

Altra dote dell’artista mancino era la sinestesia, fenomeno sensoriale/percettivo, che indica una “contaminazione” dei sensi e induce esperienze automatiche e involontarie che portano a un secondo percorso sensoriale o cognitivo.

Mi piace definire Leonardo Da Vinci, uno startupper ante litteram – continua Garofalo. Studiare la sua figura aiuta a diventare acceleratori d’innovazione. Si parla di Leonardo soprattutto come pittore o costruttore di macchine, ma la sua genialità risiede soprattutto nel metodo di lavoro basato su curiosità, dimostrazione, sensazione, sfumature, arte, scienza, multisensorialità e capacita di connessione. La curiosità, per esempio, si traduce nella capacità di saper prendere appunti: pensate a quanto i taccuini di Leonardo siano stati fonte inestimabile di sapere. Altro elemento fondamentale è la multisensorialità, cioè l’abituarsi a lavorare con le percezioni incrociate sostenendo il tema della sinestesia, che può diventare ricchezza per la creatività e supporto alla capacità di connessione.

La creatività risiede al confine tra caos e ordine: le idee, come sosteneva Leonardo, nascono dove c’è ambiguità. Nel mondo complesso di oggi, infatti, si crea nelle periferie, non nel centro. Lo ha spiegato ampiamente l’architetto Renzo Piano nei suoi tavoli di lavoro al Senato. E, rimanendo nel tema della creazione, un prodotto della scienza contiene sempre un che di arte e viceversa, perché entrambi nascono dal corto circuito tra la parte razionale e la parte irrazionale, tra logicità e illogicità. Insomma, frequentare bellezza aiuta ad apprendere”. Lo sostiene da anni il sociologo Domenico De Masi con il suo “ozio creativo”.

L’excursus nei meandri delle percezioni spaziali/sensoriali e le loro connessioni con le neuroscienze – conclude Garofalo – è diventato per me un approccio fondamentale nell’affrontare i problemi, nella comunicazione non convenzionale e nei progetti d’innovazione.

 

Susanna Conte

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