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Stanze sospese in attesa di libertà

E’ stato presentato martedì 27 febbraio il progetto di design sociale di un gruppo multidisciplinare guidato da architetti e sostenuto da Fondazione Allianz UMANA MENTE.

Un lavoro d’indagine e progettuale, volto a trasformare spazi di isolamento in teatri di dignità. Una reale possibilità per tutti i luoghi in cui ci si può trovare contro la propria volontà.

designteam

Può il design aiutare situazioni di disagio o costrizione? Come vive chi non ha scelto il proprio ambiente, non lo può cambiare e non può uscirne?
Queste le domande di un gruppo di architetti milanesi che, transitando spesso davanti al muro del carcere di San Vittore, percepiscono il malessere di chi vive al di là di quel recinto.
La progettazione degli interni e il design sono in continuo dibattito con l’existenz minimum e da sempre cercano soluzioni alla mancanza di spazio. In ambiti di detenzione, la sfida è ancora più alta.
Da questa domanda è nato un dialogo con la casa di reclusione di Opera, un brief ed un percorso conoscitivo e progettuale arricchito dal contributo del Gruppo universitario Diritti verso il Futuro – composta da filosofi, avvocati, docenti universitari e detenuti – attraverso visite e interviste in carcere.
Si è formato un team di progettazione di designer e tutor volontari che hanno tradotto le esigenze dei detenuti e le limitazioni delle normative in un sistema di arredi modulare, volto a migliorare le qualità abitative all’interno di una cella.
Poiché il tema del progetto si snoda intorno al concetto di trasformazione di rifiuti in risorsa, i designer hanno deciso di utilizzare come materia prima la plastica riciclata, offerta dall’azienda Revet.

Tutti i nostri scarti della vita di tutti i giorni (sacchetti, vaschette, tappi, flaconi…) vengono selezionati, lavati, fusi e trasformati in lastre o stecche lavorabilI come il legno. Il risultato è un materiale che non necessita di manutenzione, duraturo, riciclabile, isolante termicamente e acusticamente, insensibile a funghi e insetti, resistente agli urti e che non rilascia sostanze nell’ambiente.
Il progetto è stato finanziato dalla Fondazione Allianz UMANA MENTE, che non solo ne ha capito il valore, ma ha aggiunto le sue competenze e contatti, per far si che tutta la fase produttiva di prototipazione e produzione diventasse un’attività virtuosa.

In quest’ottica sono entrati in gioco il Polo Formativo Legno Arredo Rosario Messina e i laboratori abilitativi Arteticamente di Sacra Famiglia Onlus che hanno saputo tradurre in realtà i progetti, forgiando compensato marino e plastica riciclata e producendo tutti i prototipi per il Salone del Mobile.
L’Impresa Mangiavacchi Pedercini ha curato l’allestimento della mostra, creando le celle, come stanze sospese, sotto le volte di mattoni dello spazio espositivo.
La mostra è composta da tre stanze: la riproduzione di una cella del carcere di Opera, così com’è oggi, la stessa cella ripensata con i nuovi arredi ed infine una delle camerate per detenute madri e per i loro bambini, in cui il nuovo sistema di arredi dimostra la sua funzionalità anche per un’utenza così particolare. Tutti i prototipi in mostra verranno poi donati e installati a Opera e all’ICAM di Milano, che oggi ospita 8 mamme con i loro figli piccoli di età da 0 ai 6 anni.

 

Stanze sospese

Dove
SIAM – Società d’Incoraggiamento d’Arti e Mestieri – Via Santa Marta 18, Milano.

Quando
Dal 17 al 22 Aprile 2018, dalle ore 10 alle ore 20. Anteprima e inaugurazione lunedì 16 Aprile, ore 18.

4 marzo 2018

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